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martedì, 22 aprile 2008
Il declino del "modello Roma"

Cos’è il “modello Roma” che ha fatto la fortuna dei post-comunisti della Capitale e di Bettini, di colui che si dice esserne l’inventore? E’ la sommatoria di due concezioni: una “politicista” del governo della città, l’altra “capitalistica”, l’uso capitalistico dei giacimenti culturali dell’Urbe. Il “politicismo” è il modo di intendere l’amministrazione del territorio urbano, con le sue implicazioni sociali, economiche, culturali, nelle forme tradizionali della politica: l’equilibrio tra i partiti, l’ingegneria delle forme della rappresentanza politica (le liste civiche), un buon vicinato tra governo e opposizione e tra ceto politico e ceti emergenti; insomma, secondo il “modello” le cose funzionano bene se si garantisce l’armonia tra i vari interessi dalla società espressi dai partiti. E’ l’idea berlingueriana del “compromesso storico”, dell’incontro fecondo tra le grandi culture politiche del paese, applicata alla città.

E’ ancora valido quel modello? Si può dire, alla luce dello scontro politico e delle incertezze che si stanno producendo per l’elezione del nuovo sindaco, che il “modello Roma” non solo è in crisi irreversibile ma che sin dall’origine mostrava profonde contraddizioni e poggiava su una cultura politica in declino.

Eppure quel modello voleva rappresentare una svolta, una forma evolutiva rispetto al lascito politico del bravo sindaco comunista Petroselli. Se questi aveva contraddistinto l’esperienza di sindaco con una operazione grandiosa di promozione anche politica delle periferie, realizzando (o tentando di realizzare) l’unità organica del centro con il resto della città, restituendo dignità (e soggettività politica) alle periferie e ai suoi abitanti, la generazione di Veltroni, Rutelli, Bettini ha cercato di pacificare le contraddizione attraverso un’armonica gestione delle differenze (di interessi e di classe). Non considerando che sul territorio urbano-comunitario le differenze di classe si annullano (per riconoscersi, sia ben chiaro, altrove), si diluiscono nella richiesta di servizi: più autobus, più verde, più sicurezza, meno traffico. La domanda sociale del territorio si uniforma orizzontalmente nella richiesta di maggiore efficienza e di buona amministrazione.

Amministrare la città attraverso gli strumenti classici della politica, immaginando che sul territorio si riproducono le stesse dinamiche della società nel suo complesso, porta ai risultati di oggi: una città che ritorna divisa, spaccata tra Centro e periferie. La “polpa” gestita con criteri privatistici, consumistici e l’osso delle periferie gestito con i criteri della vecchia politica (i parlamentini dei Municipi).

La crisi del “modello Roma” rovinerà su Rutelli? Si teme di sì.

 

Postato da: MNL a 11:56 | link | commenti

martedì, 15 aprile 2008
Onore a Veltroni

Veltroni sarà ricordato non per la sconfitta del PD ma per aver provocato il più grande terremoto politico che la storia nazionale ricordi, da quel 18 aprile 1948 ad oggi: l’ingresso del sistema politico italiano nell’età matura. E’ da tutti riconosciuto che senza il suo “azzardo” non avremmo avuto una geografia parlamentare così netta. Non possiamo dire altrettanto della cultura politica, sia a sinistra che a destra.

Si apre adesso una fase di riorganizzazione culturale ed strutturale in entrambi gli schieramenti. Anche a Destra si apre un cantiere nuovo e interessante: l’ingresso pieno del conservatorismo nostalgico nell’area moderata liberaldemocratica. Anche la Lega, apparentemente forza locale, dovrà cimentarsi con un progetto che non potrà mantenere, pena il decadimento, il passo corto del localismo. Vedremo.

A Sinistra  e nel PD si aprirà una stagione costituente di grandissime proporzioni, almeno si spera. Si è detto: abbiamo un leader. Questo non basta, bisogna costruire il Partito democratico, che non è come eleggere comitati federali, sezioni e segretari, ma creare un organismo che respiri a pieni polmoni, che discute, che elabora, che sappia governare non con la tecnica della mediazione, non con l’esercizio del potere (questo è stato il prodismo) ma con un’idea originale (questo è il veltronismo).

Nel PD si porrà sin da domani un quesito: come amministrare l’alleanza con Di Pietro. Diciamo subito la nostra: Di Pietro vada per la sua strada e il PD recuperi in un progetto democratico e in una discussione franca e dura tutte le componenti della sinistra sconfitte. 

 

Postato da: MNL a 08:09 | link | commenti

mercoledì, 09 aprile 2008
A Roma, vota Grillini

Vi spiego perché è doveroso votare per Grillini. Per intanto ha scelto di sistemarsi nel/col partito giusto, il glorioso partito socialista. Il quale rischia di scomparire, non solo per le stravaganze di questa legge elettorale ma per la politica dissennata del suo gruppo dirigente (argomento da approfondire in altra data). In secondo luogo, non bisogna votare per Rutelli, non perché non sia una brava persona, anche se politicamente scolorito. Va escluso Rutelli perché, se malauguratamente eletto, continuerebbe, rafforzandolo, quel grumo di interessi che a Roma è cresciuto assieme con Veltroni, il quale a sua volta ha ereditato il sistema dallo stesso Rutelli. Quindi stiamo parlando di un intero ciclo politico ultradecennale nel quale s’è formata una casta o, se non ci piace la parola, si è cementato (nessun riferimento al nuovo piano regolatore!) un blocco sociale e di potere robusto, che va sostituito.

Vogliamo bene a Roma? Apriamo le finestre ad aria nuova.

Postato da: MNL a 14:37 | link | commenti

giovedì, 20 marzo 2008
Prepariamoci al peggio

Il Partito democratico non s’è fatto (nel senso di assunzione di forma e identità) in dieci anni e più di ulivismo. Non si è neppure formato durante la campagna delle primarie e, poi, a seguito della elezione di Veltroni: il discorso del Lingotto, la discussione sul Manifesto, sui valori, sullo statuto. Da tutta questa fase è venuta una gelatina incolore e insapore.

Il Partito democratico si sta facendo in questa campagna elettorale. Il programma elettorale è il suo manifesto politico. La costruzione delle liste è stata la campagna per l’affermazione del leaderismo politico, della concezione autocratica del partito. Non ci sono gruppi dirigenti, c’è un segretario e vari collaboratori; un segretario e un comitato esecutivo. Le stesse istanze territoriali, a dispetto della nuova forza delle realtà locali, confermano la loro subalternità al centro politico, la loro perifericità politica.

Ogni uscita, ogni comizio, ogni dichiarazione di Veltroni è un pezzo della costruzione del nuovo partito: dalla sicurezza al ruolo del mercato, dalla riforma della politica allo stato sociale. Il Partito si sta creando in questi giorni, in questi momenti di contatto con le masse elettorali!

Quello che ad altri partiti, per la riconoscibilità della propria politica, è costato fatica, lunghi e travagliati processi e dialettiche interne, scissioni, al Partito democratico riuscirà in un turno elettorale?

Miracolo del veltronismo o piuttosto crisi profondissima della Sinistra che ha esaurito le proprie sorgenti in un inconcludente radicalismo e velleitario terzismo e che si affida a una disperata riformulazione di quella che un tempo si sarebbe chiamata una linea di destra socialdemocratica?

Prepariamoci al peggio.

Postato da: MNL a 15:08 | link | commenti