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La lingua batte dove il dente duole?
Sul quotidiano di Rifondazione comunista, Liberazione, del 25 febbraio scorso Piero Sansonetti, vezzosamente e prudentemente utocensurandosi, non solo fa un link storico-filologico tra il Manifesto “occidentale” di Marcello Pera e il manifesto fascista in difesa della razza (1938), ma afferma che l’operazione politica del presidente del Senato ha lo stesso valore di quella voluta, su un versante specificatamente razziale, dal fascismo attraverso i suoi intellettuali, cioè quella di identificare un’area politica culturale per una Destra moderna.
Il giornalista, perché non insorgessero malintesi, ha voluto essere chiaro: non c’è e non può esservi differenza alcuna (se non per i riferimenti medico-biologici dell’ignobile documento del 1938) tra l’affermazione della superiorità della razza e la superiorità della civiltà occidentale, quest’ultima sostenuta da Pera.
A questo punto Terra del mattino (blog “occidentale” e di sinistra) potrebbe anche chiudere i battenti. Qui si è sostenuto, sin dal suo primo atto costitutivo, che l’Occidente non è solo un’entità geografica ma uno spazio politico nel quale si sono consumate tragedie immani ma si sono costruite esperienze ineguagliabili di movimenti sociali e politici, di democrazie, di libertà, di welfare, di istituzioni, che speriamo possano allargarsi a quella parte di mondo che ancora non ne dispone.
Perché vergognarsi di essere occidentali? Perché tacere questo dato di fatto, tacere l’orgoglio di essere figli di grandi rivoluzioni, grandi tragedie e di processi che hanno portato ad assetti democratici che non hanno ancora trovato alternative credibili? Perché negare il dato che l’esito democratico di questo lungo processo storico ha il fondamento nella cristianità e nella grande tradizione laica e nei movimenti progressisti?
Certo, se laicismo e progressismo sono quelli adombrati da Liberazione e dai vari movimenti “alternativi” e terzomondisti ha un qualche motivo il manifesto di Pera di dichiarare che il “laicismo e il progressismo rinnegano i costumi millenari della nostra storia”.
Terra del mattino però è un blog testardo, tenterà di smentire sia i compagni di Rifondazione che il presidente Marcello Pera: il laicismo e il progressismo sono prodotti “naturali” dell’occidente e non possono essere trasformati, dai nostalgici della “Guerra civile europea”, in fucile puntato contro l’Occidente.
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Si potrebbe dire: non ci sono più i leader di una volta, i quali guidavano la politica e nello stesso tempo infiammavano gli animi, mobilitavano le masse.
Oggi al leader politico è affidato un compito freddo: produrre idee, programmi e tecniche di governo; più vicino al ruolo di amministratore delegato di aziende complesse da dirigere con polso fermo, capacità di coinvolgimento e mediazione tra gruppi dirigenti, capacità di produrre profitti, cioè risultati per l’azienda-paese.
Non è un caso che le grandi convention politiche (come quella di Romano Prodi di sabato 25 febbraio) sono per metà spettacolo (ai comici il ruolo di riscaldare i cuori), e appuntamento propriamente politico (ai politici quello di riscaldare le “ragioni” degli elettori).
La politica diventa razionalità, ragionamento logico tanto più efficace quanto più tiene assieme diversi elementi, apparentemente contraddittori: gli interessi dei singoli con gli interessi generali. E’ vincente, insomma, quella politica che riesce a unire più che dividere, a mostrare coerenza tra mezzi e obiettivi.
Non è detto che il leader carismatico sia il politico migliore. Speriamo di non dover mai aver bisogno di leadership carismatiche. A trasmettere entusiasmo possono provvedere i bravi comici. Più semplicemente i cittadini vogliano solo essere ben governati.
Quando la politica si fa razionalità, si afferma una strana divisione del lavoro a Sinistra: la satira non è più la “compagna di strada”, è molto di più, è l’altra metà della politica, quella che serve a dare entusiasmo.