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C’è un Paese, l’Italia, dove un atto importante di politica estera (il rispetto e l’esecuzione di un accordo internazionale) viene scambiato dal Presidente del consiglio per una valutazione di impatto ambientale (VIA).
C’è un Paese, l’Italia, dove rappresentanti del governo manifestano sotto il Parlamento della Repubblica contro la politica estera dello stesso governo.
C’è un Paese, l’Italia, dove un Presidente della repubblica quasi quotidianamente e doverosamente denuncia la disaffezione dei cittadini dalla politica ma tace su questo suicidio della politica.
E’ la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana che la politica estera del nostro paese assume una linea così dichiaratamente autonoma dagli interessi geo-politici espressi dalla presidenza degli Stati uniti.
Anche se non è la prima volta che la strategia di un Presidente non sia condivisa dalla maggioranza del Congresso USA.
Il governo Prodi e il suo ministro degli Esteri D’Alema hanno iniziato con il ritiro dall’Irak (in forme volutamente “discontinuiste” dal precedente governo), hanno continuato con l’invio di truppe in Libano (sotto lo scudo dell’ONU) dando a questa decisione un’impronta “multilaterale” in aperta polemica con l’unilateralismo di Bush, hanno proseguito con una linea di appeasement verso l’Iran e per finire non hanno platealmente condiviso gli attacchi americani alle roccaforti terroristiche nel corno d’Africa. Tra qualche giorno sapremo se il rifiuto di potenziare la base militare USA di Vicenza sarà la ciliegina sulla torta della Nuova Politica Estera del governo italiano.
Lo strappo del centrosinistra al tradizionale filoatlantismo dell’Italia non matura in una situazione di serrata discussione in seno alla Comunità europea allo scopo di affermare una linea unitaria in politica internazione e di riscrittura dei rapporti tra Europa e USA.
Nasce dall’esigenza del governo Prodi-D’Alema di segnare una svolta e di caratterizzarsi come un governo “diverso” che rompe con il passato. Per il bene dell’Italia speriamo sia una scelta meditata e non foriera di sventure.
L’anno s’è chiuso con due morti emblematiche e assai lontane: Welby e Saddam.
Quand’è l’uomo che chiama la morte, a dispetto dei versi di una bella canzone di De André “Quando la morte mi chiamerà”.
Terra del mattino non ha commentato perché da sempre l’uomo decide per sé e per gli altri, in nome del sé perduto o ipertrofico o in nome del popolo, delle leggi, della propria natura, dello stato di necessità, eccetera. Si tratta di imbrigliare la naturalità del decidere la morte dentro i processi di civilizzazione che hanno portato alla buona democrazia e che originano dalla cristianità.
Per il 2007 Terra del mattino lancia un’idea: farne l’anno della libertà religiosa, laddove questa libertà è negata o sconosciuta dalle relative culture religiose e politiche.
Proviamo a vedere come questa idea viene raccolta, elaborata, organizzata e rilanciata con iniziative singole e collettive.
Proviamo a scommettere che l’idea coincide con il tentativo di diffondere le libertà. Le libertà tout court. Proviamo.