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lunedì, 18 settembre 2006
Il Papa e il teologo

Le reazioni violente e isteriche del mondo musulmano al discorso di Papa Benedetto XVI a Ratisbona pongono due questioni assai distanti ma legate da un forte nesso logico.

La prima è relativa al dialogo interreligioso e a quello tra cristianesimo e religione musulmana soprattutto. Va detto che il dialogo è un’esigenza che parte dalla Chiesa di Roma, non si può parlare di un interesse corrisposto in eguale misura dalle altre. L’intero pontificato di Papa Wojtila è stato dedicato allo sviluppo e al miglioramento dei rapporti interreligiosi, come condizione di una diffusione del sentimento religioso nell’esperienza umana, sia individuale che sociale e politica. Il dialogo è stato visto dal Papa polacco come processo fondamentale per dare alla religione un senso di orientamento dei comportamenti individuali e collettivi. Una forma di umanesimo unitaria e superiore, fondata sulla condivisione di una tavola di valori, tra i quali vi è principalmente la difesa della Persona e della vita.

E’ evidente che questa linea dialogante presupponeva il superamento anche volontaristico di alcuni punti di divergenza e di promozione innanzi tutto degli elementi unificanti.

Con il pontificato di Ratzinger si è posto, accanto al dialogo, un’esigenza e un approccio diversi riguardo al rapporto con le altre grandi religioni, che partisse da una messa a punto del legame (se non identificazione) della cristianità con l’Europa e con l’Occidente e da una considerazione secondo la quale l’indebolimento di questo legame, se non interrotto da una forte iniziativa, avrebbe grandemente nuociuto sia alla Chiesa come istituzione che alla comunità dei credenti e all’Europa.

Per questo l’azione di Ratzinger si è svolta su un piano diverso dal precedente, un piano che ha privilegiato la marcatura delle caratteristiche proprie del cristianesimo e del nesso inscindibile tra storia della cristianità e storia dello sviluppo culturale e civile europeo fino alle forme attuali dei modelli politici di libertà e di democrazia, senza i quali (dice Ratzinger) non c’è prospettiva per il cristianesimo e con i quali c’è un intreccio inscindibile.

Proseguire il dialogo senza occultare le differenze, ma partire da queste per individuarne le componenti unitarie e aprire un confronto critico con la modernità è visto da tutto il mondo islamico, radicale e moderato, come atto di aggressione e prevaricazione.

Il dialogo per costoro è opportuno solo se è ciarliero, se è generico e innocuo riconoscimento delle relative storie, confronto formalistico e dottrinale. Se invece il confronto mette l’accento sulle diversità scatta il riflesso condizionato che è proprio delle culture radicali e terzomondiste: la cattolicità è identificata con il colonialismo e l’imperialismo e, infiamma, politicamente le aree del sottosviluppo.

Se questo è, tutti possono comprendere a quale sbocco tragico può portare un atteggiamento di appeasement verso un ricatto che solo apparentemente è di tipo religioso ma in realtà prevalentemente politico. E’ assai grave che l’Europa non abbia trovato parole di risposta e che una parte di opinione pubblica democratica, come quella che si riconosce ad esempio nel New Yok Times, abbia addirittura scaricato le responsabilità delle violenze sul Papa.

Seconda questione. Da parte di molti autorevoli commentatori cattolici (Vittorio Messori, Igor Man per citarne alcuni) si è dato corso al seguente ragionamento: Papa Ratzinger ha senza dubbio ragione nel dire le cose che ha detto a Ratisbona, però. Qual è questo “però”? Benedetto XVI parla oggi da Papa come ha parlato ieri da responsabile del Sant’Ufficio, non comprendendo le differenze che ci sono tra le due funzioni. Non è solo un teologo, un grande intellettuale, dicono costoro, oggi è un Papa e come tale deve dismettere un abito mentale che lo porta a parlare sempre ex cathedra. Il Papa deve parlare un linguaggio comune, semplice, comprensibile e non equivoco. E si porta l’esempio di Wojtila.

E’ corretto commentare in termini di “opportunità” il modo ratzingeriano di interpretare la missione papale? A parte un non tanto velato rimprovero di inadeguatezza di questo Papa rispetto alla “universatilità” della missione, vi è nel ragionamento di molti commentatori cattolici un dissenso di fondo che non ha la forza di manifestarsi.

Una tale questione ne scopre un’altra ed è il grande dibattito nella comunità dei credenti e nei popoli che questo Papa sta aprendo e che le semplificazioni, i silenzi e i ricatti non riusciranno a fermare.

Postato da: MNL a 06:28 | link | commenti (5)
, ratzinger, dialogo interreligioso, messori, ratisbona