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Facciamo il punto sugli elementi che ad oggi sono presenti attorno alla missione Onu in Libano.
Dunque i nostri soldati sono sbarcati. Pare con il favore delle popolazioni e l’occhiuta e apparentemente non ostile vigilanza degli Hezbollah, fintanto che i nostri montano tende e preparano le basi logistiche.
Sull’esercito libanese nel sud del Libano poco si sa al momento, forse anche loro stanno montando le cucine, ma di prime iniziative di bonifica del territorio, nulla.
L’Iran. Qui le cose si complicano perché non vuole saperne di bloccare i rifornimenti di armi e soprattutto conferma che non demorderà sul nucleare. Naturalmente aggiunge che l’Olocausto è una montatura e che per risolvere del tutto la questione mediorientale Israele deve traslocare da dov’è, con tutti gli abitanti. In Irak, sono tutti (europei in testa) in trepida attesa che il paese sprofondi nella guerra civile, così anche le pietre capiranno che Bush è meglio che si ritiri nel ranch texano e lasci la Casa bianca a un altro (a chi?).
Detto forse con eccessiva levità, questa è la situazione in cui si trova la missione Onu in Libano.
Domani tocca a Solana fare un altro giro, dopo Kofi Annan.
Intanto il dibattito sulla migliore politica estera per il governo delle contraddizioni mondiali è fermo alla coppia concettuale unilateralismo-multilateralismo. E Condy sta a guardare.