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venerdì, 16 febbraio 2007
E' partita l'offensiva contro Ratzinger

Era facile prevedere che l’elezione di Ratzinger a Papa avrebbe messo in crisi l’armata dei cattolici democratici in Italia. Terra del mattino l’ha prevista a poche ore dall’habemus Papam (leggere la rassegna per credere). Ha anche previsto la controffensiva del fronte della Sinistra cattolica che da Dossetti, passando per Moro e arrivando sino al nostro Presidente del Consiglio, ha occupato quasi militarmente il campo dei cattolici impegnati in politica.

Ha iniziato il cardinale Martini a incrinare l’opera di ristrutturazione della Chiesa postconciliare di Papa Benedetto Sedicesimo (e già lì sentivamo puzza di bruciato) e gli intellettuali cattolici, firmatari dell’appello ai Vescovi italiani e le ferme prese di posizione della classe politica ex democristiana (Bindi, Castagnetti, Scalfaro eccetera) hanno chiuso il giro.

Sentite i toni degli appellanti: “La Chiesa italiana, malgrado sia ricca di tanta energia e fermenti, sta subendo una immeritata involuzione”. Roba forte!

Perché tanto ardimento? Perché questo Papa sottrae al cattolicesimo democratico il monopolio della mediazione tra fede e politica, da sempre, dal dopoguerra affidato alle amorevoli cure della Sinistra cattolica. La Chiesa oggi fa politica per sé e non per interposta organizzazione. Far politica nel senso di porre il proprio punto di vista su tutte le questioni che riguardano l’Uomo e gli uomini, nella loro sfera privata e pubblica. Rispetto al “far politica” della Chiesa il ceto politico e le classi dirigenti, in assoluta autonomia e senza la preventiva patente di credente, devono e possono operare e governare.

Cosa c’entra il Concordato e la sua violazione come dichiarato dai laici e dai cattolici democratici? Per quale ragione l’orientamento della Chiesa non può legittimamente concorrere alla formazione della cultura politica e di governo delle classi dirigenti che a quel magistero fanno culturalmente riferimento? A quel punto ci saranno personalità politiche cattoliche vocate alla ricerca della mediazione tra i propri convincimenti e il pensiero dei laici (com’è avvenuto per i DICO) e altre personalità cattoliche che opereranno secondo volontà non compromissorie e in assoluta difesa di principi indisponibili.

“Io amo pensare alla Chiesa che si occupa delle cose di Dio” ha affermato la ministra Bindi che non conosce il latino. Ma a Lei e a tutti gli altri d’ora in poi non sarà più concesso di occuparsi delle cose degli uomini per conto del Signore.

 

 

 

 

Postato da: MNL a 07:09 | link | commenti
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