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lunedì, 11 settembre 2006
Sarebbe più sicuro il mondo senza Bush?

C’è un’opinione assai diffusa nella Sinistra italiana e mondiale, secondo cui la mancata sconfitta del terrorismo islamista e anzi la sua espansione ha un nome e un cognome: George W. Bush. In altre parole se la lotta al terrorismo avesse assunto l’approccio tradizionale della politica estera statunitense, l’agire attraverso il coinvolgimento degli organismi internazionali e dei paesi amici, il riconoscimento e il rispetto del ruolo dell’Europa e se fosse rimasta nel solco e in continuità con il “multilateralismo” della sua tradizione, si sarebbe evitata innanzi tutto l’avventura irakena e si sarebbe indebolita la crociata antioccidentale di Bin Laden.

Il presidente Bush capovolgendo la linea storicamente seguita dai suoi predecessori (sia democratici che repubblicani) e incentrando l’azione di contrasto al terrorismo sui principi della “unilateralità” delle decisioni e sul diritto da parte degli USA a “prevenire” qualsiasi attacco alla sua sicurezza, ha di fatto offerto al quaedismo (fenomeno minaccioso ma minoritario sino all’11 settembre del 2001) le condizioni per una espansione mondiale e per l’affermazione di una egemonia sugli altri gruppi.

Nell’analisi appena esposta quello che appare incredibile è la certezza, la mancanza di dubbi con cui tali posizioni vengono esposte,  quasi si disponesse di dati di fatto o di casi e situazioni in cui l’operare di una strategia diversa da quella bushiana avesse realizzato l’obiettivo di un chiaro indebolimento del pericolo fondamentalista.

Naturalmente il caso Irak è l’icona del fallimento della dottrina Bush, da cui tutto discende e tutto dipende, come la mancata soluzione della questione palestinese e giù giù fino agli ultimi sviluppi della crisi libanese, in cui persino l’intransigenza iraniana e il suo ruolo di coordinamento di tutte le formazioni terroristiche che operano nell’area mediorientale è causata principalmente dalla cosiddetta Dottrina Bush.

Scendendo per li rami di questa visione “realistica” del fenomeno terroristico, visione che appartiene all’area democratica mondiale, gli episodi che hanno caratterizzato l’azione di Bin Laden in tutti questi anni (a finire all’ultimo mancato attentato sugli aerei) potevano essere evitati se la politica estera americana avesse rispettato la “tradizione”, avesse rispettato il principio per cui ciascuna potenza nazionale o regionale ha diritto ad avere un peso (e un veto) nel contesto delle decisioni mondiali.

I democratici in sostanza negano che il terrorismo nelle forme conosciute a partire dall’ 11 settembre rivesta una natura del tutto nuova e rappresenti un’emergenza finora sconosciuta.

Il terrorismo su scala mondiale, la cui guida forse oggi è contesa tra di Bin laden e l’Iran, secondo questo pensiero, è in fondo parte di uno scenario “classico” di un pianeta diviso tra ricchi e poveri e che sarà possibile riappacificare e ricomporre solo con l’affermazione paziente di politiche di redistribuzione, di solidarietà e di supporto delle economie più deboli e, finché non sarà raggiunto un tale riequilibrio, si dovrà convivere con queste forme di “contestazioni”.

Terra del mattino ritiene che la Dottrina Bush non può essere giudicata secondo le categorie di Destra e Sinistra o nel caso americano secondo la divisione tra democratici e repubblicani (e in effetti molti democratici condividono la linea Bush e viceversa). La discriminazione semmai è data dalla condivisione o meno di una specifica interpretazione di “questo” terrorismo. Se la lettura che si dà di questo terrorismo è che non si differenzia da quello tradizionale ma è solo più virulento (ma perché è più sfacciata e insopportabile la differenza di ricchezza nel mondo), allora Bush ha veramente sbagliato tutto e ci sta trascinando in una spirale di violenza. Se invece questo terrorismo è, come qui si crede, uno sfida all’Occidente, alla democrazia, all’Occidente delle democrazie liberali, per l’affermazione di una diversa “visione del mondo”, allora non ci resta che organizzare una risposta adeguata al pericolo e le polemiche verso la Dottrina Bush sono per l’appunto solo polemiche.

Postato da: MNL a 06:32 | link | commenti (7)
terrorismo, bush, bin laden, dottrina bush