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venerdì, 10 novembre 2006
Pensieri ravvicinati

Anche il caustico Francesco Merlo ha oggi ammesso su Repubblica che dopo le recenti elezioni americane è stato assurdo pensare agli Stati Uniti di Bush come a una democrazia alla deriva (modello Guantanamo) se non in preda a tentazioni neo-autoritarie, anche se Merlo assieme con altri ha contribuito alla favola del neo-conservatorismo come anticamera di un nuovo pensiero antidemocratico che, come un cancro, stava penetrando nel recinto delle democrazie europee grazie alle quinte colonne di Blair e Berlusconi (l’accostamento non sembri offensivo).

In verità ad accreditare una tale equazione ci hanno pensato i Liberal Usa che in un recente manifesto firmato dal fior fiore della intellettualità progressista americana, tra i primi B. Ackermann e T. Gitlin hanno scritto:

“Siamo una repubblica, non una monarchia. Crediamo nello Stato di diritto, non nelle prigioni segrete. Ci battiamo per la giustizia per tutti, non per i privilegi per pochi. Ripudiando questi ideali americani, l’amministrazione Bush disonora l’America e lede la nostra immagine di guida democratica del mondo.” Eccetera.

Sino a ieri Bush è stato il cowboy-Stranamore, oggi invece diventa il politico pragmatico, che ammette la sconfitta, registra una inversione di tendenza nell’opinione pubblica e, senza rinunciare al programma e alle proprie idee repubblicane, si accinge a un compromesso, non a un inciucio. Questo accade perché alle spalle c’è una democrazia sana e salda, conclude Merlo e noi concordiamo.

Ma c’è un altro aspetto da sottolineare. Se  hanno vinto i Democratici non è assolutamente vero, come allegramente dicono i “democratici” di casa nostra: la Sinistra ha vinto e la Destra è stata battuta. Quindi, avanti tutta a Sinistra nel governo Prodi.

Tale lettura del mid-term americano non è vera perché i Democratici che hanno fatto la differenza consentendo la vittoria, guarda caso, sono proprio quelle figure che hanno sposato i principi della sicurezza nazionale, della lotta intransigente al fondamentalismo, dei valori tradizionali che, nel campo democratico e della Sinistra italiana ed europea sono valori bollati come conservatori e di destra.

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti e hanno nome e cognome: il senatore Webb della Virginia, Jon Tester del Montana, Casey in Pennsylvania e quel cocciuto di Joe Liebermann del Connecticut che, nonostante fosse stato sconfitto alle primarie del proprio partito da un ultrapacifista, si è presentato alle elezioni con il suo programma “conservatore” e ha conquistato il seggio senatoriale per i Democratici.

E’ ancora troppo presto e non ci sono elementi sufficienti per trarre delle conclusioni politiche tendenziali, ma sembra evidenziarsi un campo di forze che riesce a selezionare e ad accomunare pezzi di pensiero politico che sono stati patrimonio della Sinistra e della Destra. Un tale fenomeno è forse una conseguenza dell’11 settembre.

Assai verosimilmente i neologismi neo-dem e neo-con sono un modo, sia per la tradizione progressista che conservatrice, di ricercare nuove vie attraverso uno scambio reciproco di istanze e di idee e l’interpretazione della vittoria dei democratici americani con la convergenza al “centro” dell’opinione pubblica (fatta da Rutelli, Vernetti, Polito) è una conferma di questo dato: la necessità da parte di ampi settori della società di riconoscersi in un “centro” di valori condivisi, da ricavare da una fusione delle “parti migliori” delle due storie.

Vuoi vedere che la Terza via è una via “fusionista”?

Postato da: MNL a 14:12 | link | commenti (9)
bush, rutelli, francesco merlo, polito, neo-con, elezioni mid-term, vernetti, neo-dem