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La prima Finanziaria del governo Prodi è stata sconfitta non dal Senato ma dal Paese. Il colpo di grazia è venuto dai Sindaci, quasi tutti di Sinistra. Per non dire della rabbia del Nord, degli imprenditori e di quei ceti sociali che non identificano con gli operai di bassa qualifica, i pensionati e i pubblici dipendenti.
Insomma un disastro. Prodi e i suoi ministri economici hanno pensato che il Paese reale non contasse, che contasse invece il potere politico dei Sindacati e di quella Sinistra che rappresenta la parte più radicale e massimalista del vecchio schieramento della Sinistra politica e sociale. Un errore politico micidiale.
I prossimi giorni saranno giorni di “intavolamenti” e di ridiscussione della Finanziaria con i Comuni, con i magistrati, con gli imprenditori, con tutti per rifarla daccapo per poi, alla fine, rinegoziare il rapporto politico con
Come si possa parlare di Partito democratico in questa situazione non è dato sapere. E in effetti sappiamo solo che ci sono le prime defezioni nei DS e nella Margherita.
C’è una sola soluzione al di là di quella finale: riequilibrare l’asse del governo su un versante riformista neutralizzando
E’ arrivato il tempo del riscaldamento per i Rutelli, i D’Alema e i Fassino. Per intenderci.
Prodi ha governato i primi cento giorni esercitando l’arte del compromesso con Rifondazione piuttosto che allargare lo schieramento riformista per mezzo del Partito democratico (“Se lo volete, io sono qua”, sembra dire).
In effetti le iniziative attorno alla “cosa” democratica sono degradate a dibattito politologico su ipotesi astratte, appunto politologiche, collocate nel mondo del futuribile. C’è da chiedersi qual è il mestiere di Fassino adesso, dal momento che è venuto meno il campo di lavoro per il quale s’era candidato. Problemi suoi.
D’Alema gioca a imitare Camillo Benso conte di Cavour, alla ricerca affannosa di un posto tra i grandi. Lo ha fatto con molta forza e destrezza, da par suo, mettendo fuori gioco financo un pezzo da novanta come Chirac, anche se i grandi per davvero (Blair e
La smania interventista di D’Alema si gioca non su forze simboliche (come fu per il celebre piemontese) ma su un contingente militare di tutto rispetto, tremila uomini, mandati ad amministrare una situazione esplosiva e senza una prospettiva chiara, se non quella di pacificare una situazione che può essere pacificata solo con la sconfitta definitiva di una strategia che punta dichiaratamente alla distruzione di Israele e a indebolire l’intero Occidente.
D’Alema, per limiti di cultura politica o per tatticismo, pare non considerare per nulla un tale scenario e inquadra la situazione mediorientale nelle categorie non nuove del multilateralismo e del pacifismo, arrivando perfino a sostenere la natura pacifica del nucleare iraniano e la legittimità a continuare la costruzione di centrali. In questa maniera pensa di sedersi al tavolo dei paesi incaricati di discuterne con l’Iran, facendo finta di non capire che l’Iran punta ad allungare all’infinito il tempo della resa dei conti e sarebbe ben lieta, con la new entry, di fermare l’orologio.
Dunque la situazione è questa: Prodi intento a rafforzare l’asse con Bertinotti, a conquistare banche e Rai e a far finta decidere la politica estera. D’Alema occupato a costruire l’alternativa all’unilateralismo di Bush e a conquistare i cuori di tutta la sinistra italiana (fors’anche di quella europea e mondiale) riscrivendo i codici della geopolitica mondiale sotto le bandiere della realpolitik. Più modestamente Veltroni da Sindaco pensa a un’alternativa più leggera, quella al festival del cinema di Venezia. Di Fassino si è già detto.
Il partito democratico allora? Non rimane che Rutelli. Aspettiamo fiduciosi.
Il Papa ieri ha parlato e la Sinistra italiana ha sudato freddo.
Il Papa parla di “non negoziabilità” di valori (la vita, la famiglia, l’educazione dei figli), parla di diritto-dovere della Chiesa a intervenire direttamente nel dibattito politico e la Sinistra si contorce in dichiarazioni banali, formali, cerchiobottiste, insincere. E’ insomma evidente che fa buon viso a cattivo gioco.
Fassino cerca di svicolare dalla tenaglia determinata dalla chiarezza e dalla lucidità ratzingheriana con scialbe dichiarazioni di circostanza e forse rinvia al dopo elezioni la risposta al quesito: dentro o fuori il campo dei principi etico-politici definito da questa Chiesa? Come si porrà la Sinistra (o l’Ulivo prossimo venturo) rispetto a questo campo di valori non solo etico ma per l’appunto politico?
Solo i radicali affrontano di petto la questione e si dichiarano oppositori intransigenti, per un laicismo secco. Tanto di cappello alla chiarezza e all’onestà, così tutti noi siamo consapevoli della posta in gioco.
E’ la questione cattolica che s’avanza, inesorabile e in una dimensione del tutto nuova dal passato, come abbiamo più volte detto. Ieri gli interventi della Chiesa erano per così dire preparati all’interno di una zona cuscinetto tra la gerarchia e la società politica, zona formata da personaggi “pontieri” e soprattutto da un vario associazionismo che costituiva il luogo riconosciuto d’incontro per costruire il punto di mediazione tra Chiesa e politica.
Oggi quest’area, la zona cuscinetto, è saltata per una precisa volontà di Ratzinger. La Chiesa d’ora in avanti gestirà in prima persona il messaggio pubblico, non perché più autoritaria ma perché vuole essere autorevole. La mediazione politica diventa insufficiente a contenere la qualità nuova della sua missione nelle nuove condizioni del mondo. Il passaggio d’epoca è molto chiaro nella testa di Ratzinger, si è passati dalla fase della "coesistenza pacifica" a quella della risposta a una sfida, portata concentricamente dal laicismo, dal relativismo della modernità occidentale e dall’integralismo. Sfida da non giocare in difesa, questa è la novità.
Se la Chiesa si prepara a rispondere a una sfida, la Sinistra deve preparasi a rispondere a una nuova condizione di movimento: il superamento della Chiesa “solo-dialogante” e l’avanzare di una Chiesa “competitiva”, in grado di rielaborare i valori laici dell’Occidente e di riproporre un nuovo livello di laicità basato sulla tradizione cristiana (o giudaico-cristiana) dell’Occidente. La Chiesa si riappropria della civilizzazione occidentale per farne messaggio mondiale, risposta alla mondializzazione.
Sinistra, se ci sei batti un colpo.