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venerdì, 27 ottobre 2006
Watergate alle vongole

Il Watergate in Italia è un fenomeno naturale e come tale ciclico, si mostra a cadenza periodica come i cicloni o i terremoti. Altrove è un’eccezione che segna un passaggio di fase, è la firma sotto momenti di cambiamento strutturale della vita politica di un paese.

Da noi non è così, l’uso illegale degli apparati di intelligence ha sempre avuto due motivazioni: uno per così dire “alto”, cioè giustificato dall’anomalia italiana di avere all’interno di una democrazia occidentale un partito, il partito comunista, organicamente legato all’Unione sovietica e questo è stato vero fin sotto gli anni Settanta (dice nulla Comiso?). L’altra motivazione è più modesta, è di servizio al potentato di turno contro il concorrente, è servita come regolatore di conti tra gruppi di potere. Il caso Sifar e il caso Licio Gelli sono i due poli emblematici della devianza.

Allorquando il fattore K (l’anomalia italiana) fu risolto dall’esterno, dall’implosione dell’impero sovietico e dal necessario restyling o manutenzione che dir si voglia da parte dei post-comunisti, la storia dei nostri servizi segreti si normalizzò omogeneamente alla situazione: il grosso si orientò verso compiti istituzionali, una minoranza fu riservata a continuarne l’uso regolativo delle relazioni tra gruppi di interesse.

All’inizio degli anni Novanta, come sappiamo, successe Mani pulite e con il pool più famoso del mondo si affacciò un’altra grande anomalia nazionale: la fine della Prima repubblica, la scomparsa dei grandi partiti democratici (ad eccezione del PCI-PDS) e di quasi tutto il ceto politico per via giudiziaria e non politica.

In quale altro Paese democratico è mai potuto accadere che un regime chance fosse determinato da processi giudiziari e non politici?

Ciò nonostante, abbiamo conosciuto il bipolarismo, la nascita di un centrodestra e di un centrosinistra, del prodismo, dell’ulivismo e del berlusconismo e arriviamo al punto in cui oggi siamo, al punto cioè di dare una svolta a questa seconda o terza fase di vita nazionale, passando per un’ulteriore fase di decantazione “tecnica”.

Ma nel frattempo cosa è avvenuto negli apparati di sicurezza? Per gran parte si sono associati a quel network internazionale che dà la caccia ai terroristi e, messi a lavorare sul serio, stanno dando prova di efficienza, per il resto, diciamo sul versante interno, si sono degradati a intendenza di questo e quest’altro caporalmaggiore.

Diciamo la verità e diciamola con presunzione anche al Corriere e alla Repubblica di oggi, 26 ottobre 2006, che in prima pagina con una sintonia che ricorda ben altri tempi agitano gli spauracchi del vecchio Sifar: la situazione dal punto di vista “investigativo”, dai tempi di Mani pulite in poi è stata ed è un po’ squilibrata, da un lato la potenza di fuoco delle procure, dall’altro Pio Pompa, lo spione spiato.

Postato da: MNL a 11:57 | link | commenti
mani pulite, gelli, servizi segreti, watergate, pio pompa, sifar