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giovedì, 07 settembre 2006
Per una nuova politica della Sinistra è necessario il dialogo con la Chiesa

Ho dato al post lo stesso lungo titolo di un articolo di Gennaro Acquaviva sul Riformista di ieri.

L’autore parte da questo presupposto: la fine dell’unità politica dei cattolici, a seguito di una maturazione politico-culturale della gerarchia cattolica ma anche della distruzione fisica della DC, apre uno spazio enorme  all’agibilità dei cattolici impegnati in politica e nello stesso tempo pone le condizioni per un diverso rapporto tra Sinistra e mondo cattolico, in sostanza per riscrive la vecchia “questione” .

Acquaviva prosegue la sua analisi ricordando che, sebbene la Chiesa in Italia, anche per personalità come Ruini, si sia rinchiusa in una “logica di autosufficienza” (è scritto proprio così, dimenticando forse il clima creatosi dopo l’elezione di Papa Benedetto XVI e i ripetuti tentativi di dare una interpretazione “anticonciliare” a questo avvenimento, per non dire dell’operazione  di “rivincita laica” del referendum sulla fecondazione assistita), nonostante quindi l’autosufficienza della Chiesa non v’è motivo per non credere a un riavvicinamento tra Sinistra e cattolici, dal momento che valori quali il solidarismo e l’antindividualismo sono condivisi da entrambi.

A me pare, quella di Acquaviva, una conclusione semplicistica che sottovaluta non tanto un’antica contrapposizione ancora presente, ma sottovaluta il valore sistemico e generale che questa Chiesa di questo Papa pone alla comunità dei fedeli, ai laici ma ancora di più all’umanità intera.

Quella di Acquaviva in sostanza è una soluzione politica, anzi politicista del problema. Egli crede che la riproposizione del compromesso storico (con opportune correzioni), cioè di una generica ma molto determinata volontà unitaria sia la strada per rimettere in moto  il dialogo, col il rischio però di soprassedere a tutte le questioni che sia il mondo cattolico, sia i laici pongono.

Noi laici non possiamo dimenticare che il pensiero cattolico oggi ci pone questo interrogativo: un’idea falsa e totalizzante del laicismo non rischia di essere il contenitore del nuovo Superuomo che grida “Dio è morto!” solo perché vuole affermare a dispetto di qualsiasi vincolo la propria volontà di potenza sulle leggi e sui limiti della natura, vuole superarli con la propria fantasia, vanità ed egoismo?

Formulata la domanda in altro modo, essa suona pressoché così: il laicismo (sempre inteso in una dimensione totalizzante) può essere un terreno infido per radicare una prospettiva politica e sociale progressista, democratica, liberaldemocratica? Infido perché il laicismo è portato a respinge suggestioni essenziali per il timore di subordinare lo sviluppo civile a una gerarchia di valori soggettiva (tale è ad esempio considerata la Chiesta cattolica dal pensiero laico) non considerando che i fondamenti di quei valori costituiscono invece il fulcro delle moderne democrazie?

Non è piuttosto il laicismo, frainteso come comune sentire delle società moderne, a sbarrare la strada alla ricerca di una nuova sintesi o se vogliamo a un nuovo compromesso?

Per queste ragioni, lo schema di Gennaro Acquaviva risulta troppo piccolo per contenere la complessità della nuova questione cattolica, non solo in Italia.

 

Postato da: MNL a 06:57 | link | commenti
cattolici, papa benedetto xvi, ruini, gennaro acquaviva