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Partiamo da qui: la questione antropologica sta assumendo una tale forza e penetrazione nel dibattito pubblico da prendere la mano e assumere la direzione della campagna elettorale.
In altre parole e meno assertivamente: il tema della Vita, della Famiglia, dell’Uomo e del suo rapporto con la natura, con la scienza, con le tecnologie si mescolerà nello scontro elettorale senza tante storie e cavillosi distinguo con i conti del pensionato? e poi, il tema dell’etica e il suo formarsi non al di fuori ma dentro il recinto storico del sentimento religioso, nei termini conosciuti in Occidente, andrà a contendere l’audience al salario minimo garantito? E ancora, se la modernità è quel potente schiacciasassi che tutto frantuma lungo il suo passaggio, dalle più solide tradizioni culturali ai più difesi fortilizi dell’interesse sociale garantiti dal compromesso socialdemocratico, cosa potrà moderarne l'impeto se non, per l’appunto, la riscrittura della questione antropologica?
La nuova frontiera politica che si porrà nel campo delle democrazie sarà come affrontare il passaggio dal vecchio compromesso socialdemocratico al nuovo compromesso antropologico, vale a dire definire la nuova laicità.
Non è vero che la centralità della questione sia stata offerta dalle prepotenti provocazioni culturali di Giuliano Ferrara con la sua discesa in campo. Né che sia stata provocata dalle ingerenze ruiniane, né dalle raffinatezze intellettuali di Papa Ratzinger, il quale con il suo neo-razionalismo teologico ha messo in braghe di tela quelli che la scienza tutto può e alla scienza tutto si deve e ha bagnato le polveri di Paolo Flores d’Arcais.
No, il problema esiste. Le magnifiche sorti e progressive dello scientismo coniugato con il profitto capitalistico e scandito dal prodotto lordo vendibile in mirabolante ascesa, stanno diventando stantie anche nelle metropoli del vecchio e nuovo continente.
Deve pur esserci una ragione, diversa dall’ubriacatura mistica di massa, che spiega la diffusione della religiosità in larghi strati di opinione pubblica e che ha preso sia quello stinco di repubblicano di Bush e quegli stinchi di democratici, da Obama alla Hillary. E che dire della conversione di Blair e del tentativo sarkoziano di incardinare la laicità della laicissima Francia dentro le radici dell’Occidente giudaico-cristiano? No, Giuliano Ferrara non c’entra. La bufala della 194 da rivedere e magari rivedendola, abrogarla, è una bufala, buona per organizzare manifestazioni a buon mercato.
La gente vuole dare un senso, cioè vuole mettere un sentimento, un buon sentimento, al ciclone tecnologico-scientifico che, quando si incarica di mettere dentro un telefonino tante belle funzioni è una cosa buona, ma quando considera la Vita, l’Essere umano al pari d‘un dente cariato (tirarlo o curarlo), cosa buona non è.
Certamente non siamo diventati tutti filosofi, ma non è necessario conoscere i grandi del pensiero per comprendere che il senso, la direzione del progresso può essere dato dal rapporto dialogante con la natura, non dominante. Dalla considerazione della natura come luogo della storia dell’umanità; natura non solo estranea, ostile all’uomo ma depositaria della sua storicità, natura conformata anche dall’agire etico razionale e cognitivo dell’Uomo. Altro che esaltare il puro dominio della natura, sarebbe come avvelenare i pozzi!
Tornando alla campagna elettorale. Serve il Partito dei cattolici per la questione antropologica? E’ più credibile Casini, Tabacci o Berlusconi? Sarà sufficiente Veltroni col suo stile un po’ e un po’? un po’ curiale e un po’ “l’aborto non deve entrare nella campagna elettorale”?
Ancora molta strada si dovrà fare per non svuotare la questione antropologica nella transizione infinita italiana, meno che mai si dovrà metterla sul terreno scivoloso del laicamente corretto.
Un dato è certo, chi l’assumesse come orizzonte strategico dell’agire politico, vincerebbe non questa mano di briscola, vincerebbe sul terreno dell’egemonia.
Dopo aver valutato tutti gli elementi, dato uno sguardo alla prima pagina del Corriere della sera, compulsato le agenzie di stampa, ascoltato Lanfranco Pace e Giuliano Ferrara, ripassato la mia scienza e consultato la mia coscienza, mi sono convinto che Giuliano Amato sarà il prossimo Presidente della Repubblica.
A Massimo D’Alema un secondo posto di tutto rispetto: costruire i Partito democratico o il Partito riformista (che è lo stesso).
Se fosse davvero così metterei la firma sulla previsione.