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Giuseppe D’Avanzo è un ottimo giornalista di Repubblica, specializzato nell’analisi del nesso, non sempre palese, tra fatti giudiziari e fatti politici. Crede che i servizi segreti, anche quelli dei paesi occidentali, rappresentano di per sé, per il fatto di essere segreti un vulnus per la democrazia. Andrebbero resi più trasparenti. Direte voi: si può rendere trasparente una struttura che istituzionalmente deve mantenere un livello di segretezza? Direbbe D’Avanzo: il livello di segretezza deve essere accettabile, cioè compatibile con regole e con le leggi di una democrazia. Diremmo noi: messa così la questione è su un piano di astrattezza; la segretezza è accettabile quando e se i risultati (la sicurezza dei cittadini e la lotta al terrorismo) sono raggiunti. Replicherebbe D’Avanzo: non è vero. I risultati non possono prescindere dai metodi. E così di questo passo si andrebbe avanti all’infinito. Perché raccontiamo questa storia? Perché alcuni magistrati che sono molto d’accordo con alcuni giornalisti che sono molto d’accordo con quella parte della Sinistra italiana ed europea, antiamericana, antimperialista, antisionista, filoaraba e filopalestinese, hanno deciso di lanciare un’offensiva contro una possibilità peraltro remota: che il governo Prodi possa mantenere una linea di “continuità” di politica estera con il precedente governo. La continuità da interrompere, nel caso specifico, è l’amicizia tra l’Italia e gli Stati Uniti. Il nostro D’Avanzo agitando il caso di quel presunto terrorista egiziano prelevato dall’Italia (non è meglio avere qualche presunto terrorista in meno?) da uomini della CIA con il concorso di agenti italiani (ma non si era detto che era meglio cooperare?) e mescolando questo caso con l’altro caso a seguire, cioè l’esistenza di un Ufficio riservato, alle dirette dipendenza del capo italiano delle barbe finte, Pollari, cui era affidato il compito di avere relazioni con certa stampa e ambienti viciniori, il nostro D’Avanzo, dicevamo, agitando e mescolando questi casi è arrivato alle stesse conclusioni: perché mai un Paese di antica civiltà giuridica come l’Italia dovrebbe avere come alleato un Paese che calpesta il diritto internazionale, la sovranità nazionale, il diritto umanitario e chi ha più diritti calpestati più ne metta? Tra qualche giorno sapremo se D’Avanzo scrive solo degli ottimi articoli o se qualcuno sta raccontando la storia della rava e della fava per giustificare la “discontinuità” nella politica estera dell’Italia. In tal caso si dovrebbe parlare di “svolta epocale”, non di discontinuità. Con tutte le conseguenze del caso.