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Con il discorso all’Università di Regensburg Papa Benedetto XVI segna un’altra tappa nell’opera di ricostruzione della mappa genetica dell’Occidente, della trama complessa della cultura occidentale, dell’identità europea. E’ evidente la fatica dei media a seguire di questo Papa il passo deciso e costante verso la riscrittura delle diverse forme assunte dalla civilizzazione occidentale. Appena qualche giorno fa, perfino commentatori sensibili e intelligenti come Gad Lerner e Magdi Allam, sono stati tratti in inganno dalle parole di Ratzinger indirizzate all’interno della cristianità (la perdita della Fede cristiana come elemento di disorientamento per i fedeli delle altre religioni) interpretate come incauta giustificazione dell’aggressività manifestata verso i nostri costumi e modi di essere. Ma più dei media è sorprendente il disorientamento della intellettualità occidentale a cogliere “il punto di rottura” della riflessione ratzingheriana. Un punto di rottura non più collocato, come per i predecessori, sul terreno morbido del rapporto tra Fede e modernità, tradizione e progresso (della scienza), etica privata ed etica pubblica, dimensione privata della religiosità e religione laica che è propria delle Istituzioni. Ratzinger non va solo oltre questo spazio di compromesso tra laici e cattolici ma rimette in discussione l’intero equilibrio fondato sulla separatezza, sulla autonomia, comunemente accettata dai cattolici e dai laici, tra cristianesimo e tempo della Storia. Ratzinger rimette dentro “In principio era il logos, e il logos è Dio (…). L’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non è un semplice caso. La visione di San Paolo (…) che in sogno vide un Macedone (…) può essere interpretata come una condensazione della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi greco”. Il punto di rottura del vecchio compromesso è dato dalla “razionalità” presente fin dall’inizio nelle radici bibliche, razionalità che impedisce di interpretare la forza e la portata del cristianesimo in una dimensione trascendentale, senza storia e senza tempo, ma la radica nel mezzo del primo stadio della modernità: il pensiero greco che fonda il Logos e con il Logos la storia della cultura occidentale. Ratzinger è ancora più chiaro in questo passaggio: “ (…) Non è sorprendente che il cristianesimo, nonostante la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell’Oriente, abbia infine trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. Possiamo anche esprimerlo diversamente: questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa.” Il cerchio concettuale dunque si chiude: il cristianesimo non è solo una pagina importante della storia delle religioni che oggi deve cedere il passo alla Storia dell’Uomo, impegnato e impegnabile solo a costruire con i soli strumenti autoreferenziali della Scienza l’illimitata felicità. Il cristianesimo è il razionalismo-illuminismo che origina dal pensiero greco, si rafforza con il senso dell’organizzazione statuale dei Romani, si sviluppa nella elaborazione dei grandi pensatori della Chiesa e fa da sfondo all’intera storia europea. Ecco perché, aggiunge il Papa, tutti i tentativi di deellenizzazione del cristianesimo sono stati e sono tuttora tentativi di impoverimento, in pratica un modo per negare il nesso tra cristianesimo e storia dell’Europa e per spingerlo in una dimensione privata, di etica soggettiva. Papa Benedetto XVI pone due questioni che hanno una immediata ricaduta sulle vicende dell’oggi. La prima è di ordine generale e riguarda “l’esclusione del divino dall’universalità della ragione”. In parole semplici non sarà possibile separare il sentimento religioso dai processi che scandiscono il progresso dell’umanità. Seconda questione: sarà sempre più difficile allo spirito europeo distinguersi dal Logos cristiano e rifugiarsi nell’empirismo e nel generico e pigro multiculturalismo, senza negare l’Europa. Sull'Esagono (http://esagono.splinder.com) una domanda rivolta alla sinistra cattolica (Si parva licet).