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E’ giunto il momento di affrontare la pratica.
Guantanamo è una prigione speciale voluta dagli americani per reclusi assai speciali: terroristi, in massima parte islamici. Terroristi che hanno già commesso azioni e terroristi che presumibilmente non sono stati trovati con le mani sporche di esplosivo (o altri micidiali ordigni) ma sono sospetti di esserlo.
Il terrorismo non è un reato comune, lo comprendono ormai tutti. E’ un fenomeno terribile, ancora non del tutto conosciuto, nelle tecniche, nelle strategie e nei meccanismi psicologici che lo motivano. Anche la guerriglia, praticata e teorizzata in Vietnam, a Cuba e in Sudamerica, si differenzia nettamente dal terrorismo in quanto era ed è ancora concepita come scontro tra gruppi armati (irregolari contro regolari) senza il volontario coinvolgimento dei civili. La società civile era, è semmai considerata una retrovia, l’acqua nella quale preservare e far crescere la guerriglia.
E’ quasi certo che alcuni gruppi terroristici dispongano delle cosiddette bombe atomiche “sporche” in grado di provocare migliaia di vittime. Se gli atti di terrorismo sono limitati è perché si sono adottate misure di prevenzione che tutti conoscono se, ad esempio, frequentano gli aeroporti, le stazioni ferroviarie eccetera.
Le misure di prevenzione hanno un limite: sono misure per così dire statiche. C’è bisogno di conoscere sempre meglio il fenomeno nel suo divenire. Le informazioni diventano l’arma vincente per prevenire e per colpire la pianificazione del terrore.
Perché questa lunga e scontata premessa? Perché questa premessa viene regolarmente omessa quando si parla di Guantanamo.
Una volta ricordata la premessa, si deve aggiungere che la democrazia può vincere il terrorismo con due strumenti, mai separati: la forza della dissuasione e la forza della democrazia.
Il fatto che di Guantanamo si sappia quasi tutto, che di Guantanamo ne parla l’opinione pubblica mondiale, che una tale discussione sta provocando sentimenti di opposizione ma anche soluzioni per risolvere le oggettive contraddizioni, tutto questo dimostra che la forza della democrazia c’è, si vede, sta funzionando.
Guantanamo è il termometro misuratore di un “passaggio” della democrazia in condizioni di attacco mortale alla democrazia.
La democrazia vince non con la chiusura di Guantanamo. La democrazia vince se riusciamo a tenere uniti i due momenti: la capacità di metterci sempre in discussione, interrogarci, con la durezza e la determinatezza necessarie contro chi vuole annientarci.
Ecco perché dico: diffidiamo delle anime belle che chiedono la chiusura del carcere speciale. Costoro sono lontani dal vero problema: conservare la democrazia in questo “passaggio”.