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Ha fatto scalpore e discutere il riferimento di Papa Ratzinger al nazismo come immane tragedia riconducibile alla responsabilità di “un gruppo di criminali”.
I molti, anche quei commentatori assai favorevolmente colpiti dall’alto profilo teorico e simbolico dell’intervento (vedi Habermas), hanno sottolineato l’intenzione di Benedetto XVI di escludere il pieno coinvolgimento della società tedesca nella barbarie, una volontà di minimizzare l’ambito della responsabilità morale e fattuale di una nazione, di occultare il carattere “di massa” del fenomeno nazista, di derubricare le colpe dei tedeschi (passivi ma non partecipi) e della cattolicità nei confronti della persecuzione di un intero popolo, gli ebrei.
Ha detto bene Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere che i molti avrebbero voluto sentire nell’occasione di Auschwitz parole di senso comune, ordinarie, in linea con il comune sentimento di orrore verso le vittime dell’Olocausto e la disillusione ha portato a una reazione negativa e a volte scomposta (come nel caso dell'ex direttore de l'Unità Colombo).
Ma Ratzinger ha spezzato questa continuità. E’ andato oltre la “storicità” del nazismo e si è proiettato su una prospettiva più larga, il nazismo come fenomeno metastorico, come parte buia dell’animo umano. E’ quasi ovvio sostenere che nelle società di massa, i fenomeni autoritari vivono e si sviluppano in un rapporto perverso con le masse, nascono certo nell’intelligenza diabolica del soggetto ma hanno bisogno del rapporto sociale per sopravvivere. Questo Ratzinger lo sa.
A noi sembra che il Papa abbia voluto, giustamente, sorvolare sul giudizio storico e sulla condanna, in quanto la ripresa pura e semplice dell’uno e dell’altra è un dato di fatto, inoppugnabile, scontata e abbia voluto sottolineare, invece, il pericolo della riproposizione dei quella formula barbarica e folle di volontà di potenza in forme nuove che sono all’opera anche nel presente.
Uno dei passaggi chiave dell’intervento di Ratzinger ad Auschwitz a noi pare il seguente:
“Dov’era Dio in quei giorni? Perché Egli ha taciuto? E’ il grido di aiuto di tutti coloro che nel corso della storia, ieri, oggi, domani, soffrono per amore di Dio, per amore della verità e del bene; e ce ne sono molti anche oggi”.
Anche oggi si soffre, ricorda Ratzinger, come ad Auschwitz. Anche domani, nel futuro, l’umanità conoscerà le stesse sofferenze, senza la “grazia della riconciliazione” e senza la guida della ragione (dei valori cristiani, secondo il Papa).
Un altro passaggio: “ (Implorare) la grazia della riconciliazione per tutti coloro che, in quest’ora della nostra storia, soffrono in modo nuovo sotto il potere dell’odio e sotto la violenza fomentata dall’odio”.
Dunque il nazismo non è solo fatto storico, al quale applicare il giudizio storico, ma è un modo di porsi (perdersi) della ragione. La profondità del perdersi non può riferirsi ai popoli ma ai “ pochi criminali” che si impadroniscono dei meccanismi di controllo e di manipolazione dei molti, perché la profondità del perdere se stessi, come nel nazismo, può essere conosciuta solo dai singoli e imposta ai molti.
Quelle forme aberranti si trovano “in quest’ora della nostra storia”, non sono sepolti nei luoghi della memoria e dell’orrore come Auschwitz, opprimono, ora come allora, in “modo nuovo” ma sempre sotto lo stesso “potere dell’odio” i popoli.